martedì 17 ottobre 2017

Recensione "La piccola Parigi" di Alessandro Tonoli


Pagine: 60
Editore: GWMAX editore
Prezzo: € 9,00 - formato cartaceo; € 2,99 - formato Kindle


Trama
Una città, un racconto misterioso e una bambina di cui nessuno ha mai saputo il nome.
Ecco cosa si cela dietro Cabiate e il suo essere chiamata dai suoi abitanti “La piccola Parigi”, per un motivo che però nessuno sembra ricordare. Forse solo il nonno di Chiara ha, nascosta nel suo passato, la chiave per svelare la natura di questo incantesimo che ora, forse, sta per essere finalmente rivelato.”


“D’altronde l’innocenza è una cosa rara. Ed essendo rara, la vita tenterà sempre di risparmiartela, ricordati. Quando la trovi, tienitela stretta”


Recensione

In teoria, all’inizio di ogni recensione, riporto sempre la citazione che più mi ha colpito dell’intero romanzo, o una che possa raccoglierne in qualche modo il succo dell’intera storia.
Sono pronta a svelarvi che decidere su quale frase di questo libricino far ricadere la mia scelta, è stata una vera impresa. Ce ne sono state diverse che mi hanno fatto soffermare e riflettere a lungo, per via dei significati celati al loro interno.

Alla fine ce l’ho fatta e ne ho scelte due. La prima è proprio quella sopracitata: credo racchiuda l’essenza stessa della sua storia: l’innocenza. 

L’innocenza di due bambine: quella di Chiara e della piccola dai capelli biondi che vagava per le strade di Cabiate ai tempi dello stesso nonno di Chiara, seminando sorrisi e rasserenando gli animi delle persone. Nessuno sa chi sia, quasi come se fosse una creatura magica arrivata apposta per far stare bene la gente. E’ lei a voler rendere la cittadina di Cabiate una “piccola Parigi”.

La storia è piena di una dolcezza e di una tenerezza che sciolgono il cuore. Lo stile mi è piaciuto particolarmente, incalza ad ogni pagina e tiene gli occhi incollati al racconto emozionato del nonno alla sua nipotina.
Ho letto l’intera storia d’un soffio, durante una pausa all’università, con la curiosità di voler scoprire chi fosse quella bambina misteriosa e perché d’improvviso fosse scomparsa; intervallato ogni tanto da qualche momento dedicato alla nonna di Chiara, morta da poco, e di cui il marito sente palesemente la mancanza anche se non lo dà a vedere. 

Una favola che però non può non lasciarti con un po’ di magone e di emozione sul finale. Una lettura breve, di sole 60 pagine, che quasi ti dispiaci di aver concluso la storia così presto, eppure sai che ogni pagina letta vale tanto.

“[…]E come tutti i cuori romantici lo tenevo ben al riparo da tutte le persone. Ero uno che pensava, pensava e pensava, e non parlava, non parlava, non parlava”.

Altra frase che vi cito, è proprio questa qui. Sono rimasta impressionata da quanto ogni singola parola pronunciata dal nonno di Chiara mi rispecchiasse in pieno: mi sento esattamente anche io come lui. E’ stato uno dei momenti che più mi sono piaciuti del romanzo. 

Non perdetevi la storia de “La piccola Parigi”, ha tanto da dare in quelle poche pagine, e io ringrazio ancora l’autore per la fiducia che ha riposto in me e nella mia recensione. 

Consigliato?
Assolutamente sì!

Voto
4 stelline e mezzo su 5



sabato 7 ottobre 2017

Recensione "Il Divoratore d'Ombra" di Gianluca Villano


Editore: Youcanprint
Pagine: 276
Prezzo: € 15,00


Trama
Crios e Logren sono amici d’infanzia, cresciuti insieme nell’Asher, il vecchio asilo delle Levatrici. Crios, il giovane Oblato, è vigoroso e bello, sta per essere consacrato, attraverso una Cerimonia Solenne, come Divoratore d’Ombra, mentre Logren, mite, sensibile, ha una grande interiorità che rischia di farlo vacillare tra raziocinio e fantasia. Ma sarà solo l’immaginazione di Logren a fargli vedere cose che gli altri non riescono a percepire? Sarà la fervida fantasia a fargli avere sogni e visioni tanto intense e vivide da turbarlo anche nella veglia? Coinvolti in mirabolanti avventure e misteri soprannaturali, i due protagonisti scopriranno l’inesorabile fato che avanza.


“Logren cercò di tranquillizzarsi, ma non ci riusciva. Cosa ne sarebbe stato di Crios dopo la Trasfigurazione? Solo un mostro sanguinario assetato di morte, privo di ogni coscienza umana […]”


Recensione

Se c’è una cosa che cattura all’istante l’attenzione di amanti del fantasy come me, sono storie dalla trama intrigante come quella de “Il divoratore d’Ombra” di Gianluca Villano. Primo volume della saga della Corona delle Rose, ci tengo a ringraziare ancora l’autore per la copia del suo romanzo e per avermi dato l’opportunità di recensirlo. 
La copertina riassume in breve alcuni degli elementi più importanti del libro, e che non sto qui a rivelarvi perché farei spoiler. C’è da dire che, a mio avviso, è senza ombra di dubbio una copertina molto bella; anche se in generale, secondo me, è proprio l’edizione che è stata curata bene. 
Pur possedendo solo una copia digitale del libro, posso solo immaginare quanto rendano su carta le due mappe del mondo di Arbor e Muelnor, che ritroviamo poco prima del capitolo iniziale. Una cosa che mi piace proprio da matti, sono i fantasy con edizioni ben curate che illustrano a volte, mappe dei mondi che fanno da sfondo alla narrazione.

La trama ha due personaggi di spicco: Logren e Crios. Il primo, timido ed impacciato; il secondo è spavaldo e sicuro di sé. Il legame di amicizia che li unisce va oltre le diversità caratteriali, da quando entrambi sono stati allevati nell’Asher, tra le cure severe delle Levatrici e le premure di Handrya, l’unica Levatrice che si mostra amorevole e gentile nei confronti dei bambini. Il suo ruolo è inaspettatamente importante, che si intreccia ai due amici, ma più di tutto al corso della storia.

Siamo in una Muelnor dai tratti medievali, in un fantasy dalle tenute decisamente dark. Crios sta per essere consacrato come Divoratore d’Ombra attraverso una Cerimonia Solenne, ma soprattutto è stato indicato come il Profeta, il quale sarà in grado di compiere prodigi e porterà prestigio e onore al popolo dei Sindelore, da sempre in conflitto con i Debenlore. In realtà, presto si scoprirà che sono anni che Crios non fa più sogni come un vero Profeta che si rispetti, mentre Logren, da sempre rimasto alla sua ombra, è tormentato da visioni e da episodi strani. Ma, per non farvi anticipazioni, non aggiungerei altro.

Per quanto riguarda la mia opinione personale, la prima parte del libro non mi ha entusiasmato come avrei voluto, non che di scene di pathos non ce ne fossero, alcuni momenti mi facevano pensare “e adesso cosa succede?”. Tuttavia, almeno per la prima metà del romanzo, per quanto la storia sì, mi piacesse, non sono rimasta coinvolta come speravo. 
Lo stile dell’autore è senza alcun dubbio uno dei più ricchi e meglio forbiti che io abbia mai incontrato nella mia esperienza di lettrice: le descrizioni dei luoghi, che sono parti predominanti del romanzo, sono molto piene e dettagliate, e io apprezzo queste qualità dei fantasy, odio le descrizioni degli sfondi che tendono ad essere scarne. Tuttavia, secondo me, sono molto, molto ricche e spesso tendono a far distrarre un po’ l’attenzione, almeno è quello che è successo a me, che dovevo ritornare a rileggere per una seconda volta un punto preciso.
La seconda parte invece, mi è piaciuta molto di più. C’è azione, soprattutto negli ultimi capitoli non c’è un attimo di respiro e i miei occhi sono rimasti incollati alle pagine fino alla fine. Mi aspettavo una specie di finale “aperto” visto che si tratta di una saga e sarei curiosa di sapere come procede la storia.

Empaticamente, tra i due personaggi principali, mi sono sentita più vicina a Crios che a Logren, anche se è quest’ultimo il vero protagonista della storia. Forse era il ruolo di Crios a farmi sentire più vicina a lui, un destino che è imposto a qualsiasi Oblato senza che lui possa farci nulla. La loro amicizia è uno degli aspetti che maggiormente ho apprezzato di tutta la storia, perché non si spezza, almeno fino ai capitoli finali, dove la storia prende una piega totalmente irreversibile.

Il mio è un parere completamente soggettivo, complessivamente è un libro che consiglio e di cui sarei curiosa di scoprire anche qualcosa di più sul secondo, che è già stato pubblicato. Auguro un grosso in bocca al lupo all’autore per l’uscita degli altri romanzi della saga.

Consigliato?
Sì.

Voto?
3 stelline e mezzo su 5

L'autore
"Tutto ebbe inizio all’età di 10 anni, quando Gianluca Villano frequentava la quarta elementare: rimase rapito dal cartellone pubblicitario di un film che si proiettava al cinema: La foresta di smeraldo. All’inizio fu come un gioco, scrivere racconti in cui lui era il protagonista, dove poteva sognare di avventure e imprese folli e fare l’eroe, poi divenne una parte essenziale della sua vita, una necessità, un bisogno, un modo incredibile per liberare la fantasia."
Pubblicazioni di Gianluca Villano:
  • Aprile 1996. Pubblicati Articoli su rivista fantasy nazionale Kaos (n°35): “Arachin, Signore dei Ragni”, “La progenie del caos: Bakland e Sorkron”.
  • Agosto 2002. Pubblicato romanzo fantasy “La Rosa dei Nirb”, edito da I Fiori di Campo (Pv).
  • Giugno 2003. Poesia “La Rosa e le spine”, pubblicata su Antologia Poesie del Nuovo Millennio, edito da Giuseppe Aletti Editore (Rm).
  • Novembre 2003. Poesia “Il Bacio di un Angelo”, pubblicata su Antologia Premio Pablo Neruda 2003, edito da I Fiori di Campo (Pv).
  • Dicembre 2003. Poesia “A Valentina”, pubblicata su Antologia Tra un fiore colto e l’altro donato, edito da Giuseppe Aletti Editore (Rm).
  • Dicembre 2003. Scheda biografica inserita nell’Enciclopedia dei Poeti Italiani Emergenti, edito da Giuseppe Aletti Editore (Rm).
  • Aprile 2005. Romanzo fantasy “Il Muro d’Ombra”, edito da I Fiori di Campo (Pv)
  • Ottobre 2008. Pubblicazione romanzo fantasy “Il Sigillo dell’Unicorno”, edito da Il Filo (Rm).
  • 25 Ottobre 2009. Giardini Naxos. Menzione d’Onore a Il Sigillo dell’unicorno conferita dall’Accademia Internazionale Il Convivio, Premio “Poesia Prosa e Arti Figurative 2009”.
  • Febbraio 2016. Pubblicazione romanzo fantasy “Il Divoratore d’Ombra”, primo volume della Saga della Corona delle Rose, edito da Youcanprint.
  • Aprile 2017. Pubblicazione romanzo fantasy "L'obelisco dei divoratori", secondo volume della Saga della Corona delle Rose, edito da Youcanprint.



mercoledì 20 settembre 2017

Recensione "Your name" di Makoto Shinkai


Titolo originale: Kimi no na wa
Regia: Makoto Shinkai
Anno di uscita: 2016
Durata film: 106 minuti
Editore romanzo: J-Pop Romanzi!
Pagine: 184
Prezzo: €14,00

Trama
Mitsuha, una liceale che vive in una città di montagna, si ritrova, in sogno, nei panni di un ragazzo. Una stanza mai vista prima, amici che non conosce e Tokyo che si estende davanti a lei. 
Nel frattempo, Taki, un liceale che abita proprio a Tokyo, vive la stessa esperienza, ritrovandosi, in sogno, nel corpo di una ragazza, in una città sperduta fra le montagne. 
Presto si accorgeranno dello “scambio” onirico, ma…l’incontro tra due realtà così diverse mette in moto gli ingranaggi del destino. 



"La corda rappresenta lo stesso scorrere del tempo. I fili si torcono e si intrecciano, a volte si sciolgono e si uniscono di nuovo. Questo è il tempo. Questo è… questo è Musubi."


Recensione
Ricordo l’aspettativa elevata con cui osservavo la busta di carta della libreria non appena acquistato il romanzo. Si può dire che stesse aspettando proprio me, con la bellissima copertina della locandina del film, colorata e luminosa. L’ultimo volume esposto sullo scaffale, quindi no, era decisamente improbabile che me lo lasciassi scappare. 

Desideravo leggere di più su questa storia dolce e fresca, capace di intenerire e scaldare il cuore. 
Your Name si è rivelato però essere molto di più.

Che si tratti di un libro, di un film, di una serie tv, di un manga o di un anime, mi ci vuole poco per lasciarmi andare alle emozioni. Con Your Name ho sorriso, mi sono divertita con alcune scene, ma a metà della narrazione ho sentito davvero il mio cuore spaccarsi in tanti piccoli pezzettini.
E se avete letto il romanzo, sapete a cosa mi sto riferendo.

Il film è qualcosa di seriamente meraviglioso. E non parlo solo delle animazioni bellissime, o dei colori brillanti degli sfondi, dei paesaggi, e dei personaggi, realizzati a regola d’arte.
Io parlo proprio di quanto la storia sia stata lavorata a dovere. 
Innanzitutto è estremamente fedele al libro, in ogni più piccolo dettaglio. E’ una caratteristica piuttosto rara, ed è una cosa che a me fa sempre molto piacere, perché apprezzo molto quando si riesca a seguire quant’è più possibile la storia di un romanzo, trasportandola poi in forma cinematografica, perché non è semplicissimo farci stare tutti gli eventi di un libro e lo capisco.

Anche se lo stesso Makoto Shinkai, in un postfazione al termine del romanzo, spiega che ha iniziato a scrivere il libro durante la lavorazione del film. Benché sapesse che il romanzo sarebbe uscito prima della versione cinematografica, non sa affermare con certezza quale dei due sia l’opera originale. 

Tuttavia, quello che colpisce di Your Name è quanto sappia arrivare dritto alle proprie emozioni.
Dalla naturalezza e dalla spontaneità dei propri personaggi, adolescenti, che si ritrovano inaspettatamente l’uno nel corpo dell’altro, a vivere due vite totalmente differenti. Dall’effervescenza delle situazioni un po’ divertenti ed imbarazzanti che catturano il sorriso del lettore.

Dalla delicatezza di un sentimento d’amore che è evidente stia nascendo fra i due protagonisti, anche se stanno solo vivendo l’uno la vita dell’altro e non riescono a mettersi in contatto in nessun modo. 
E mi riferisco non solo alla tenerezza che esprimono le lacrime di Mitsuha quando è allo specchio e pensa all’appuntamento di Taki con la senpai Okudera, anche se è lei stessa l’artefice di tutto.

O al momento in cui, finalmente, i due si incontrano e lui le promette di scriverle nella mano il suo nome. In realtà, quando Mitsuha ritorna alla sua realtà e corre via per salvarsi, ruzzola a terra, schiude le dita della propria mano e legge qualcosa di diverso dal nome di Taki.


"E poi riprendo a correre, a tutta velocità. Non ho più paura di nulla. Non mi sento più sola.
Perché finalmente l’ho capito. 
Io sono innamorata. Noi siamo innamorati. 
Perciò noi ci rincontreremo di sicuro. "

Ciò che divide Taki e Mitsuha non è solo una questione di città. Ma è anche il tempo. E per non farvi spoiler, vi invito ad approcciarvi al libro o al film.

Onestamente, fra i due, io vi consiglio di più il film. Benché il libro sia riuscito a farmi emozionare, penso che sia uno di quei pochi casi in cui la versione cinematografica sia riuscita a colpirmi di più di quella letteraria. 
E vi spiego anche il perché.
Per quanto il libro sia scritto bene, non sono riuscita ad apprezzare del tutto il suo stile. Non capivo sempre benissimo quale fosse il punto di vista dei due personaggi, visto che nella stessa pagina c’erano pezzi in prima persona in cui parla prima Taki e poi Mitsuha. Benché lo si capisca poi in fretta quale dei due stia parlando, forse avrei preferito un po’ più di chiarezza fra i due punti di vista differenti.
Quindi il libro mi ha deluso? No, a dire il vero no, ma personalmente ho preferito di più il film, anche perché secondo me rende di più. 
Una storia dolcissima che vi consiglio di leggere o di vedere. 


Voto
Libro: 3 stelline e mezzo su 5
Film: 5 stelline su 5


L'autore

Makoto Shinkai nasce nel 1973 nella Prefettura di Nagano ed è regista, sceneggiatore, doppiatore e scrittore. Dopo aver frequentato la facoltà di letteratura giapponese all'università, decide di dedicarsi alla sua passione per gli anime. Oltre a Your name, ha ottenuto importanti premi e riconoscimenti per i suoi film Cinque centimetri al secondo (2007), I bambini che inseguono le stelle (2011), e Il Giardino delle Parole (2013).

sabato 9 settembre 2017

Recensione "L'insana improvvisazione di Elia Vettorel" di Anemone Ledger


Pagine: 205
Casa Editrice: Elison Publishing
Prezzo: €13,50 - Copertina Flessibile; €3,99 - Formato Kindle


Trama
Improvvisazioni negative accompagnano tutta la fiaba nera di Elia Vettorel, dai suoi primi anni in orfanotrofio fino alla morbosa attenzione nei confronti di sua madre, al delirio completo, alla perdita di se stesso.
La collezione di quadri inquietanti raffiguranti bambini uccisi in modi brutali, l’adrenalina nel compiere atti immondi, la derisione per il suo aspetto e la cicatrice sulla guancia, vero e proprio squarcio nell’abisso infernale e sconnesso della sua anima; come non poteva, Elia Vettorel, compiere un atto insano?


"Il presente? Il presente non  è nient'altro che continua sete di conquista [...] Si ricerca, giorno per giorno, finché non si ottiene." 


Recensione
Prima recensione del mese di settembre: vi parlo de “L’insana improvvisazione di Elia Vettorel” di Anemone Ledger, che ci tengo a ringraziare ancora per la fiducia e la copia del suo romanzo. 
Benché io non prediliga granché il genere thriller/horror per le mie letture, di questo libro mi ha colpito particolarmente la trama, ma anche le opinioni molto positive sull’esordio di questa giovane scrittrice. 

Ripercorriamo la storia di Elia dal principio, tramite le sue sedute dallo psicologo, che compaiono esattamente all’inizio di ogni capitolo: dai ricordi dell’infanzia difficile tra le pareti anguste e le regole severe dell’orfanotrofio; schernito e messo all’angolo dai compagni, dove si presenta Finn, l’amico immaginario. Poi il ritorno della madre Aurora e un inizio totalmente nuovo al suo fianco, tutt’altro che idilliaco, e il rapporto difficile che li legherà al punto che Elia finirà per odiarla.

La mente del protagonista appare immediatamente turbata e le condizioni della sua vita in orfanotrofio iniziano a renderla sempre più torbida e contorta. Finn è solo nella sua testa, ma ha una voce e una vita propria, e inizia a guidare pericolosamente Elia in alcune delle sue decisioni. Diventa una costante talmente presente nella sua quotidianità che non lascia andare il protagonista nemmeno dopo, neanche quando sembra che Elia possa “ricucire” la propria famiglia accanto alla madre naturale.

Alcuni sbalzi temporali che si integrano bene alla storia, ci riconducono a un’Aurora prima e subito dopo la nascita di Elia, nella sua vita incastrata in un matrimonio che non vuole più accanto a Raffaele, padre di Elia, rivelatosi un vero e proprio mostro soltanto dopo le nozze. Ormai lontana dalla madre e dal padre che non lo hanno mai approvato e di cui sente palesemente la mancanza, Aurora compie un ultimo passo prima di vendicarsi del marito, che è quello di portare quel figlio che non ha mai voluto al sicuro in un orfanotrofio. 

Lo stile di scrittura è uno stile ben forbito e molto crudo, il quale secondo me è veramente indicato per la storia. Cattura, tiene l’occhio incollato ai capitoli che passano, anche se ammetto di essermi presa con più calma questa lettura e di averla interrotta di tanto in tanto con delle pause dopo aver passato le scene più forti del romanzo. 

Trovo che l’autrice sia stata molto brava a lavorare sulla psicologia del suo personaggio, per farla peggiorare radicalmente nel corso della storia, fino al punto in cui Elia commetterà qualcosa di irreparabile, anche se questo è già accennato agli inizi del romanzo. 

Trovo che certi particolari siano stati costruiti con molta attenzione, e non nascondo che ci siano stati dei momenti all’interno della narrazione che mi abbiano fatto salire un groppo alla gola, come l’incontro tra la nonna ed Elia. 

Le righe finali sono quanto di più adatto per concludere il libro, e mi hanno colpito per quanto fossero azzeccate. 

Ho un’opinione estremamente positiva su questo romanzo, è stato una sorpresa piacevolissima, visto che mi ha avvicinata a un genere a cui non presto attenzione in libreria. Ha spezzato quelle che sono le mie solite letture ed è un bene, visto che è un genere diverso al quale mi sono approcciata.

Consigliato?
Sì!

Voto
4 stelline su 5

mercoledì 23 agosto 2017

Liebster Awards!

Oggi il mio articolo sulla nomination che ho ricevuto per i Liebster Awards, che altro non sono che un riconoscimento che i blogger conferiscono ad altri blogger con un numero di followers inferiore ai 200. Trovo sia un’ottima opportunità per conoscere nuovi e interessanti blog! 

Ecco le regole:
1. Ringraziare chi ti ha premiato.
2. Scrivere qualche riga (max 300 parole) per promuovere un blog interessante che seguite.
3. Rispondere alle 11 domande poste dal blog o dai blogger che ti hanno nominato.
4. Scrivere a piacere 11 cose di te.
5. Premiare a tua volta 11 blog.
6. Formulare 11 domande per i blogger che si nomineranno.
7. Informare i blogger del premio assegnato.


1. Ringraziare chi ti ha premiato
Ci tengo a ringraziare di vero cuore Silvia del blog Tiny fox in the box, che è stata così carina e gentile da nominare il mio blog per i Liebster Awards (e mi scuso anche per il ritardo!). Vi invito a dare un’occhiata al suo stupendo angolo dedicato ai libri e non solo, a cui sono iscritta da poco, ma che vi consiglio caldamente.


2. Scrivere qualche riga (max 300 parole) per promuovere un blog interessante che seguite. 
Se penso a uno dei primissimi blog che ho iniziato a seguire, non posso fare a meno di segnalarvi il blog di Alicebianconiglio8. Oltre la grafica carinissima, mi ritrovo spesso a leggere e farmi coinvolgere dalle recensioni libresche sempre molto belle, ricche di dettagli e di informazioni!

3. Rispondere alle 11 domande poste dal blog o dai blogger che ti hanno nominato.

Le domande di Silvia:

1 - Leggete anche in digitale o preferite solo il cartaceo?
Leggo anche in digitale, al computer o al cellulare. Preferirò sempre il cartaceo però, la sensazione di sfogliare le pagine e il profumo della carta sono impagabili! Tra l’altro mi lascia sempre un po’ di amaro in bocca il fatto che un libro in digitale mi piaccia e di non averlo in libreria! 

2 - Vi piacciono i supereroi? Qual è il vostro preferito?
In realtà non seguo molte serie sui supereroi, quindi non mi sono “affezionata” a nessuno in particolare, nemmeno a quelli più famosi. Mh…Pigroman vale come supereroe? …Credo di no.

3 - Un genere letterario che proprio non riuscite a leggere?
Sono sempre molto aperta a tutti i generi letterari, anche se al momento quello a cui non riesco proprio ad approcciarmi sono i saggi. In futuro non so nemmeno se riuscirò mai a leggere anche un libro horror, sono una fifona assurda e mi impressiono con poco.

4 - Estate o inverno? Perché?
Inverno tutta la vita! Anche se sono una tipa abbastanza freddolosa (mia mamma durante i mesi invernali mi soprannomina simpaticamente “la madre del freddo”), mi piace l’idea del piumone o del plaid, un libro a portata di mano da leggere. E poi volete mettere una buona lettura, una cioccolata, e il fuoco che scoppietta nel camino? Un mix a dir poco sublime.

5 - Che personaggio potete considerare la vostra prima crush? (libri, manga, fumetti, serie tv...)
Eric di Rossana! In realtà all’inizio dell’anime mi stava anche un po’ antipatico, ma poi continuando a seguire la serie, da bambina non ho potuto che innamorarmene! 

6 - Cantante o gruppo preferito?
E’ una domanda alla quale non riesco mai a rispondere, perché non ho un cantante o un genere preferito in particolare, di solito dipende molto dal momento! Di recente però sto in fissa totale con le canzoni degli One Republic.

7 – Create una tbr mensile o scegliete in base all’ispirazione?
Di solito non riesco mai a crearmi delle tbr mensili, preferisco scegliere un libro in base al momento che sto vivendo (anche se ho una wishlist immensa). Quindi sì, direi più in base all’ispirazione. 

8 - Caffè o tè? Perché?
Per dirla alla Lorelai Gilmore… “Caffè, caffè, caffè!”. Proprio non riesco a iniziare una giornata senza una buona tazzina di caffè! Anche se il tè d’inverno è ottimo per una bella pausa…

9 - Il posto più lontano che avete visitato?
Londra. Anche perché (purtroppo) è stato l’unico viaggio lontano dall’Italia che io sia mai riuscita a fare. Sono rimasta nella capitale inglese all’incirca tre settimane per studiare, e nei weekend abbiamo fatto visita ad alcune città fuori Londra, come Oxford e Brighton. Quest’ultima mi ha particolarmente affascinata.

10 – Vi chiedete mai “Ma perché proprio io?”
Voi avete presente “LE GIOIE”? No, perché a volte mi sembra che siano un miraggio per me. Ci sono giornate in cui tutto ruota completamente per il verso sbagliato, quindi sì, mi pongo questa domanda alcune volte.

11 – Facebook, Instagram o Youtube? Insomma, social preferito?
Da blogger preferisco di gran lunga Instagram! E’ semplice, e permette un contatto diretto con tutti i lettori. Anche se Youtube è quello che mi sta “vicino”, quando al termine di una serie che mi ha stregato, mi consente di rivedere tutte le scene che mi hanno emozionato o di ascoltare le colonne sonore che più mi sono piaciute fino allo sfinimento. Vi prego, vi prego, vi prego. Ditemi che non sono l’unica!

4. Scrivi a piacere 11 cose su di te.

1) Ho un amore smisurato per la musica e il canto;
2) Ho una grande passione per il teatro;
3) Amo molto i cani;
4) Mi piacerebbe poter visitare il Giappone e l’Argentina un giorno;
5) Di solito le colonne sonore dei film, di serie tv e di anime mi aiutano nella scrittura, sia di articoli sul blog che di storie mie;
6) Mi piace molto cucinare, soprattutto dolci, anche se non sono una pasticciera provetta a dire il vero;
7) Tutte le sante volte che rivedo “Un ponte per Terabithia” piango come la prima volta;
8) Uno dei miei attori preferiti è Sam Claflin;
9) Mi piace leggere in un posto calmo e tranquillo, ma se la storia mi sta prendendo particolarmente sono capace di leggere OVUNQUE;
10) Sto ancora ASPETTANDO il mio biglietto per Hogwarts a 21 anni suonati;
11) I miei colori preferiti sono l’azzurro e il rosa.


5. Premiare a tua volta 11 blog


6. Formulare 11 domande per i blogger che si nomineranno
1) Un vostro sogno nel cassetto?
2) Il personaggio di un libro che più si addice al vostro carattere?
3) Un libro o un film che vi emoziona tutte le volte che lo leggete/rivedete?
4) Un superpotere che vi piacerebbe avere?
5) Scegliete un libro che vi è piaciuto tantissimo, ma che invece il film vi ha deluso parecchio; 
6) Praticate qualche sport? 
7) Una saga di letture che avete faticato a lasciar andare via?
8) Scegliete tre città che vi piacerebbe visitare;
9) Scegliete tre aggettivi che possano descrivervi al meglio;
10) Programma tv preferito?
11) Il vostro dolce preferito. 


7. Informare i blogger del premio assegnato.
Ok, corro ad avvisarvi con un post su Instagram! E alla prossima lettori! 

giovedì 3 agosto 2017

Recensione anime "Toradora!"

Titolo originale: Toradora!
Light novel: Autore - Yuyuko Takemiya; Disegni - Yasu;
Riadattamento manga: Zekkyō 
Regia anime: Tatsuyuki Nagai
Editore italiano: Dynit
Canale italiano: Rai 4
Episodi: 25
Durata: 24 minuti


Trama
Ryūji Takasu è un ragazzo che comincia a frequentare il secondo anno delle superiori. A dispetto del suo carattere gentile, i suoi occhi lo fanno apparire come un delinquente per le persone che non lo conoscono, per questo deve continuamente chiarire il malinteso con gli altri compagni d'istituto che sono spesso intimoriti dal suo aspetto. Questo lo porta a credere di non avere molte possibilità di trovarsi una fidanzata, tesi supportata anche dal fatto che non abbia molti amici stretti. Il primo giorno di scuola, Ryūji scopre di essere di nuovo in classe col suo migliore amico Yūsaku Kitamura e con una ragazza per cui ha una cotta, Minori Kushieda. Camminando per i corridoi, però, si scontra inaspettatamente contro una delle ragazze più temute della scuola per il suo atteggiamento violento: Taiga Aisaka, che risulta anche essere la migliore amica di Minori. Lei è esattamente l'opposto di Ryūji: lui è buono, ma di aspetto intimidatorio, mentre Taiga è di aspetto dolce ma ha un pessimo carattere, anche se in alcune occasioni si dimostra una persona completamente diversa e molto simile a Ryūji, nonostante tenti di nasconderlo.



Esiste in questo mondo qualcosa che nessuno ha mai visto. Si tratta di qualcosa di gentile ed estremamente dolce. Presumo che se fosse possibile vederlo, tutti finirebbero per desiderarlo. Ed è per tale motivo che il mondo l'ha nascosto. Per assicurarsi che non potesse essere ottenuto con facilità. Ma prima o poi qualcuno lo troverà. L'unica persona destinata ad ottenere quel qualcosa, l'otterrà senza meno. È così che ha stabilito il destino.- Incipit 


Recensione

Toradora è uno degli anime a cui sono più affezionata, e si colloca in cima a quelli che maggiormente mi sono entrati nel cuore negli ultimi anni. Parlarvene è motivo di entusiasmo per me, soprattutto dopo il rewatch della scorsa settimana. La maratona dei venticinque episodi ha riportato a galla scene che avevo dimenticato, momenti che invece ancora ricordavo, strappandomi qua e là un sorriso, una bella risata, qualche lacrima. Il tutto con lo stesso trasporto con il quale avevo seguito la serie per la prima volta.
Toradora è andato in onda in Italia nel 2011. Un puro caso quando, girando i canali della tv, mi sono imbattuta in Rai 4 e nel primo episodio di quest’anime. Riuscì a incollarmi con gli occhi allo schermo. Entusiasmo che come ho già detto non è scemato nemmeno dopo tutti quest’anni, e alla fine è stato esattamente come la prima volta: mi ci ero talmente affezionata che non riuscivo a lasciar andare via la storia e i suoi personaggi. 
L’anime ha di per sé una trama semplice, caratteristica che non l’ha reso banale, ma che in realtà è stata ben sviluppata e ha continuato a essere scoppiettante fino al finale. 

"Fin dai tempi antichi il drago è l’unica figura in grado di affiancare la tigre. Io sono un drago, e questa mia natura mi obbliga a starti vicino, Taiga."
Ryūji 


La citazione migliore che userei per iniziare a parlarvi dei protagonisti è proprio questa qui. La leggenda della tigre e del drago a cui farà riferimento Ryūji durante le puntate, è strettamente legata al suo rapporto con Taiga. Un filo che li lega inevitabilmente, nonostante quel loro legame sia piuttosto insolito, vista la copiosità di battibecchi che si susseguono fra i due durante il corso degli episodi.  
Dolce e gentile, ma con l’aspetto di un delinquente, caratteristica ereditata da un padre che non ha mai conosciuto, Ryūji è quello a cui forse sono più affezionata fra il resto dei personaggi, nonostante anche Taiga sia uno dei caratteri che più preferisco. Lui è quanto di più lontano dal carattere di Taiga: la ragazza, pur essendo molto graziosa e apparentemente delicata, è in realtà una vera e propria forza, dai modi scontrosi, che non esita a rifilare una bella sberla a Ryūji quando per sbaglio finisce per urtarla nei corridoi scolastici.
Il soprannome di “Tigre palmare” è stato conferito a Taiga per il suo carattere tosto, ma essendo minuta, è rappresentata come una piccola tigre capace di stare sul palmo di una mano.


Vicini di casa per pura coincidenza, la loro vicinanza è all’inizio dettata da un unico scopo: conquistare le reciproche cotte. 
Taiga, innamorata di Yusaku Kitamura, membro del consiglio studentesco e ragazzo ligio e serio al suo dovere, nonché migliore amico di Ryūji; Ryūji ha invece una cotta per Minori Kushieda, ragazza solare e molto sportiva, migliore amica di Taiga.



Nonostante il loro sia un rapporto alquanto bizzarro, incalzato da scaramucce continue, subisce una lenta evoluzione nel corso della serie. Quando sembrava a entrambi di dover restare l’uno al fianco dell’altra soltanto perché dettati da un unico fine, in realtà finisce per far sì che Taiga diventi ospite fissa a casa di Ryūji. E la stessa Yasuko, madre del ragazzo, considererà Taiga come membro della famiglia. Affetto che Taiga ricambia, vista la totale assenza dei genitori, con i quali ha un rapporto per nulla semplice. 


Lì per lì, non si aspetteranno di certo di veder crescere così tanto ciò che li lega. Ed è proprio affascinante vedere come si evolve questa relazione, come cambia nel corso di tutta la storia, quanto influisce sui sentimenti dei due protagonisti, come diventerà amore.  

Personaggio che merita una menzione, è Ami Kawashima. Sarà lei a mettere un po’ di pepe alla storia, con il suo carattere viziato che però nasconde a chiunque, lasciando passare l’immagine di ragazza gentile e affabile con la quale si è costruita la sua reputazione di modella. In realtà Ami si rivelerà essere molto di più, sarà lei stessa a far aprire gli occhi ai suoi amici. 

Come mi è capitato la prima volta, dopo il finale di Toradora, ho desiderato non lasciare quei personaggi, sapere di più. Non fraintendete, è un bel finale, tutto si conclude per il meglio. Ma mi unisco anche io al coro di persone che avrebbero voluto una seconda stagione, anche se ovviamente, non credo che vedrà mai la luce.


"Che bel panorama. Tutto è diverso quando ci sei anche tu qui con me."
 Ryūji.

mercoledì 12 luglio 2017

Recensione "Pattini d'argento" di Mary Mapes Dodge


Pagine: 250
Editore: Crescere Edizioni 
Prezzo: € 7,90

Trama
Siamo nel paesino di Broek, Olanda, alla fine dell’Ottocento. Hans e Gretel sono due fratelli che lavorano per aiutare la famiglia. Anche la madre Meitje lavora, il padre, Raff, a causa di un incidente ha perso ogni facoltà intellettiva e vive in casa in una condizione pari a quella di un bambino. I due ragazzi sono circondati da molti amici, alcuni arroganti, altri meno, ma tutti molto più ricchi di loro. 
Un giorno in paese viene indetta una gara di pattinaggio sul canale ghiacciato; come primo premio saranno messi in palio dei meravigliosi pattini d’argento. I ragazzi sono eccitati all’idea, ma possiedono solo dei pattini malandati, così, grazie alla generosità degli amici Hilda e Peter essi ottengono il denaro per andare a comprarne di nuovi.
Hans, giunto alla fiera di San Nicola ad Amsterdam, incontra il dottor Boekman, uno dei più bravi chirurghi della zona e chiede al luminare un aiuto per il padre. Nonostante l’operazione sia rischiosissima, Meitje acconsente e Raff, al proprio risveglio, riconosce tutta la famiglia svelando dove ha nascosto dei soldi spariti anni prima. Dopo un’affannosa ricerca sotto un vecchio salice, il gruzzolo viene recuperato.
Intanto arriva il giorno della gara che, dopo un esito incerto, vede vincitori dei tanto agognati pattini d’argento Gretel e l’amico Peter.


Recensione
Pattini d’argento è stata una lettura piacevole e carina, una di quelle storie che ogni tanto ci fa bene leggere per i lieto fine. 
Hans e Gretel sono i due protagonisti, due fratelli profondamente legati che sono l’uno la spalla dell’altra. La condizione umile in cui versa la loro famiglia li porta a barcamenarsi tra lavoretti saltuari, soprattutto ora che la madre è l’unica persona su cui possono fare riferimento dopo che il padre, a seguito di un incidente in diga, ha perso la memoria e ogni facoltà cognitiva. 

Quando in città partono le iscrizioni per una gara di pattinaggio, il cui premio sono appunto, due paia di pattini d’argento, i due fratelli vorrebbero in qualche modo partecipare, anche se non sanno come fare, visto che gli unici pattini che possiedono sono stati costruiti da Hans e a dirla tutta non sono proprio messi benissimo. 

Nonostante alcuni compagni di scuola tendano a prendere in giro i due ragazzi, denominando addirittura la loro abitazione come “la casa dello scemo”, Hans e Gretel possono contare sull’appoggio di sincere amicizie come quella di Annie, e soprattutto su quella di Hilda e Peter, due personaggi che si riveleranno fondamentali per la loro partecipazione alla gara.

Pattini d’argento è stata una lettura gradevole: Hans e Gretel sono l’esatta dimostrazione che tutte le cose, con sacrifici e dedizione, possono volgere sempre per il meglio. Le speranze che il loro padre riacquisti la memoria si riaccendono con l’arrivo di Boekman, un importante chirurgo all’apparenza burbero e pragmatico, ma con un cuore buono e generoso, turbato nel profondo da una sofferenza; che non esita ad aiutare Hans quando lui gli racconta la condizione in cui è ridotto suo padre.

Mi è piaciuto il lieto fine, il legame familiare della famiglia Brinker che non si spezza mai, i personaggi buoni di contorno. Tuttavia devo ammettere che lo stile di scrittura per quanto all’inizio mi paresse scorrevole ha iniziato a rallentare a metà del libro, e di conseguenza anche la mia lettura, in una parte che non so quanto effettivamente mi abbia convinta.

Hans e Gretel non sono gli unici due personaggi su cui l’autrice tende a concentrarsi. Anche altre personalità, che credevo fossero solo di contorno, in realtà entrano a pieno nella storia. Molti dei capitoli centrali, sono dedicati a una gita degli amici di Hans e Gretel, la quale essendo ricca di dettagli e decisamente molto lunga, mi ha reso la lettura lenta e difficile da seguire.

Subito dopo, quando i due fratelli tornano ad essere l’anima della storia, la lettura incalza velocemente, rendendomi pienamente partecipe. 
In realtà mi ritrovo a pensare che sia una lettura adatta a un pubblico più giovane, credo che se avessi avuto qualche anno di meno magari mi sarebbe piaciuta molto di più. Tuttavia non posso non considerare che si tratti di una bella storia che comunque vi consiglio, con un lieto fine e un epilogo che mi sono piaciuti molto.

Consigliato?
Sì.


Voto
3 stelline su 5


L'autrice

Mary Elizabeth Mapes Dodge nacque a New York nel Gennaio del 1831. Fu una delle più grandi scrittrici di libri per bambini della storia americana. Figlia di scienziati, la sua scuola fu la casa, dove ricevette una severa educazione grazie a diversi maestri privati. A soli 20 anni sposo William Dodge, dal quale prese il cognome, ma ben presto dovette crescere sola i propri figli, vista la prematura scomparsa del marito caduto in disgrazie economiche. Nel 1859 diede inizio alla propria carriera di scrittrice collaborando con il padre a due riviste: “Working Farmer” e “United States Journal”. Nel giro di pochi anni cominciò a collezionare successi con i primi libri per ragazzi “Le storie di Irvington” del 1864, vicende di una famiglia americana. Di lì a poco pubblicò il suo più grande bestseller che ancora oggi la rende immortale: “Pattini d’argento”. Nel 1873 divenne editrice della rivista per ragazzi “St. Nicholas” ed ebbe il merito di coinvolgere in quest’opera firme del calibro di Mark Twain e Louisa May Alcott. La pubblicazione riscosse un notevole successo tra i più giovani sfiorandoi settantamila lettori. Morì nel 1905 nella casa estiva di Tannersville.




Recensione "La piccola Parigi" di Alessandro Tonoli

Pagine: 60 Editore: GWMAX editore Prezzo: € 9,00 - formato cartaceo; € 2,99 - formato Kindle Trama Una città, un racconto mi...